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Rinvasare Fockea edulis

fockea edulis rinvaso
Visto che le Fockea sono piante facili da mantenere, incuriosito dal grande caudice che formano in breve tempo e dal fatto che la mia prima non ha mai fiorito, negli anni ho comprato diverse piantine di questa specie.
young fockea edulis caudex
Solitamente le piante in vendita nei vasetti da 5.5 cm hanno circa un anno, questa in foto probabilmente anche meno, si vedono i cotiledoni ancora attaccati al fusto, è entrata in collezione a febbraio del 2010.

Impollinare Haworthia per ottenere semi

fiore haworthia

Per ottenere i semi di Haworthia è consigliabile eseguire una impollinazione manuale; avrete notato che anche se la fioritura delle Haworthia è facile da ottenere e frequente, non tanto frequentemente si formano frutti, almeno nella mia collezione nonostante ci siano contemporaneamente in fioritura diverse piante di Haworthia, tra le diverse decine che ho di questo genere, mi sarà capitato solo 4-5 volte nella vita di vedere un frutto. Non so veramente se le Haworthia sono autofertili o autosterili… devo documentarmi, resta il fatto che il fiore (molto simile in tutte le specie) ha una forma particolare che nasconde gli organi riproduttivi della pianta e rende quindi difficile l’impollinazione mediata dalla maggior parte degli insetti e impossibile quella dovuta al vento. Anche in campagna dove di insetti ce ne sono di tutti i tipi, solo un fiore di una pianta ha prodotto semi, immagino quindi che da noi, gli insetti capaci di impollinare un’Haworthia siano pochi.

Quest’anno avendo contemporaneamente in fioritura diverse Haworthia truncata e due Haworthia maughanii ho voluto provare ad impollinarle manualmente e ad incrociarle.

Haworthia truncata Haworthia maughanii
Haworthia truncata Haworthia maughanii

 

Costo corrente elettrica germinatoio - Consumo lampade fluorescenti

neon germinatoio

Se si vogliono seminare in casa piante grasse (ma anche peperoncini, carnivore, piante tropicali o il semplice basilico) è necessario fornire luce artificiale, specialmente se si semina in inverno.

Un semplice germinatoio è costituito da fonti luminose ed un piano dove appoggiare i vasi. Questo è il minimo indispensabile per seminare in appartamento. Mentre se si vuole seminare in cantina, soffitta, garage, o comunque in un luogo dove la temperatura è bassa sarà necessario fornire anche calore, se l’ambiente è piccolo o chiuso sarà necessario ventilarlo e quindi bisognerà attuare una serie di accorgimenti in più che aumenteranno anche il costo di gestione del germinatoio.

Talea Echinopsis chamaecereus Sin. Chamaecereus silvestrii

L'Echinopsis chamaecereus Sin. Chamaecereus silvestrii come già accennato è una cactacea che presta particolarmente bene alla moltiplicazione per talea, avendo crescita veloce si possono avere risultati visibili dell'attecchimento in breve tempo e si potrà avere una pianta in fioritura molto velocemente.

Haworthia truncata talea di foglia

Haworthia truncata radici
La moltiplicazione delle Haworthia è semplice praticando talee di foglia.
Per caso rinvasando una delle mie prime piante di Hawortia, pulendola staccai un paio di foglie un pò rovinate, tanto per provare le appoggiai su composta e queste radicarono formando nuove piantine. Appurato che era possibile moltiplicare con questo metodo le Haworthia, dalle quali non ho mai ottenuto semi, decisi di provare con una (a mio avviso) delle più belle piante di questo genere, l'Haworthia truncata.

Seminare piante grasse: coprire o non coprire i semi?

Leggendo qualsiasi libro, sito o intervento che tratta della semina delle succulente noterete che al momento di spargere i semi, c’è scritto di non coprirli. E’ anche abbastanza ovvio, semi così piccoli genereranno plantule minuscole che non potrebbero farsi spazio nel terreno sovrastante sino a vedere la luce.
Ariocapus kotschoubeyanus seedlingMa chi di voi ha già provato a seminare piante grasse, avrà notato che molti semenzali nei primi giorni dopo la germinazione si trovano con le radici all’aria, è anche vero che molti di questi in pochi giorni si girano riuscendo ad ancorare la radice al terreno, ma alcuni non ce la fanno o resistono sino a quando non si toglie il contenitore dal micorambiente saturo di umidità e poi muoiono. Spesso a nulla serve tutto il nostro amore e delicatezza nel cercare di rigirare il semenzale, questo perchè una radice di 1-2 giorni è troppo delicata e la nostra manovra la rovina sicuramente, va un pò meglio quando la radice è parallela al terreno e la si ricopre con un pò di composta, ma anche in questo caso non si ha sempre successo…. sono di più gli insuccessi…
Per primo, non mi sono mai sognato di coprire i semi, al massimo mi limitavo a spargere un impalpabile strato di sabbia, ma avevo paura di rendere il terreno asfittico, quindi l’ho fatto poche volte. Altre volte spargevo un sottilissimo strato di composta setacciata con un colino, ma non ho mai apprezzato differenze positive, anzi la superficie appariva più compatta e forse ancora meno penetrabile dalle radici.

A parte la sabbia, altri inerti nelle mie mani erano sempre troppo grossi, sino a che l’ultima volta che ho preso il lapillo ne ho presa una busta a granulometria finissima, da 1 mm in giù, proprio per le semine e per provare a coprire i semi.

Come sapete, per circa un anno non ho fatto nuove semine dopo la delusione avuta dall’ultima semina del ottobre 2009, divorata da mosca sciara, in questi giorni debellato il dannato insetto dalla mia zona di coltivazione con ripetuti trattamenti di insetticidi ho fatto una nuova serie di semine… ne vedremo delle belle !!

Ho seminato 15 specie differenti il 9 gennaio 2011 e altri 32 contenitori il 30 gennaio (tra questi molti doppioni perchè sto facendo la prova con i led), la variabilità di dimensione dei semi è enorme, a parte gli Anacampseros e la Blossfeldia che hanno semi impalpabili, ho coperto alcune delle altre semine con un sottile strato di questa finissima graniglia di lapillo, circa un mm.

Nella sequenza sotto semi di Stenocactus multicostatus completamente coperti da un sottile strato di lapillo e vermiculite fine:
stenocactus 1

stenocactus 2

stenocactus 3

stenocactus 4

stenocactus 5
Quando i semi sono germinati, la mia impressione è stata ottima, i semenzali nati con le radici all’aria erano molti meno, in certi contenitori nessuno.

Nelle foto sotto grossi semi di Frailea asteroides coperti da uno strato di lapillo fine:
frailea asteroides 1
frailea asteroides 2
frailea asteroides 3
Ho avuto l’accortezza di spargere uno strato più corposo solo su semenzali un pò più grossi come alcune specie di Frailea e Astrophytum, mentre sui più piccoli come la Mammillaria, Gymnocalycium e Stenocactus ho messo solo uno strato sottile misto a polvere di vermiculite lasciando intravedere i semi.
astrophytum seed
gymno seed
Inoltre lo strato inerte superficiale che non lascia intravedere la torba dovrebbe essere un deterrente per la mosca sciara o quantomeno rende più difficile il movimento delle sue larve… se mai dovesse tornare!!!

Riguardo a semi molto più grossi, da 2 mm in su, uso un altra tecnica (come avrete visto nel post: Semina Euphorbia obesa). Generalmente si tratta di non cactaceae, ad es: le euphorbia, Jatropa (+ di 1 cm) o molte Asclepiadaceae, faccio una nicchietta nel terreno, profonda quanto o poco più del seme e lo adagio all’interno con il punto in cui uscirà la radichetta verso il terreno, senza coprire! questo ha molteplici vantaggi, tra i quali la possibilità di guardare che sul seme non si formino muffe (cosa abbastanza frequente su grossi semi, anche se disinfettati).
jatropa seed
Jatropa


Quindi senza dubbio d’ora in poi spargerò delicatamente un sottile strato di lapillo a granulometria finissima <1mm sui semi delle succulente!

Serra economica smontabile in ferro e pvc

serra ferro pvc
Dopo un anno completo di sperimentazione della serretta economica appunto qualche osservazione.

La serra è circa 1,5x1,5m alta max circa 2 m, non ha pavimentazione, ne finestre, ha una comoda porta con due zip che ho usato come finestra per il ricircolo dell’aria, lasciandola aperta quasi completamente per gran parte dell’anno visto che la temperatura interna salvia paurosamente anche ad ottobre-novembre e marzo-aprile, da maggio a settembre la copertura era assente.
Dopo un solo anno esposta alle intemperie, la copertura ha retto abbastanza bene, si è tagliata “solo” in pochi cm a livello degli angoli superiori.

Quello che invece ha retto solo pochi mesi sono stati i laccetti per ancorare la copertura alla struttura metallica e per reggere la “porta” arrotolata (sostituiti con mollette) si sono letteralmente sgretolati.

La struttura e le reti che fanno da bancali si sono arrugginiti in vari punti, ma la vernice non è ancora saltata.

Parlando dell’efficacia di questo aggeggio, devo dire che si è comportata molto bene, in effetti la temperatura interna anche in pieno inverno era da leggermente a notevolmente maggiore in base all’ora del giorno.

Da notare che tutte le piante che ho portato per prova sono sopravvissute (tranne talee di Hoya tutte morte), inoltre le giovani semine hanno fiorito (mentre quelle lasciate a Roma sono molto più piccole), ne ho parlato nei post di prima fioritura: Faucaria, Mammillaria, Rebutia, le piante adulte hanno fiorito precocemente e ripetutamente rispetto a piante uguali tenute in balcone a Roma… il merito di questo è principalmente la migliore esposizione solare che può avere una pianta in pieno sole rispetto ad una pianta in balcone…

Echinopsis subdenudata portata in campagna: il 17 luglio aveva 3 boccioli in apertura e altri 3 in formazione.
echinopsis  subdenudata campagna
L’echinopsis subdenudata lasciata a Roma: pur se di un anno più grande il 15 luglio aveva due boccioli.
chinopsis subdenudata roma
Ci sarebbe da discutere sull’aspetto della pianta… quella lasciata in città è esteticamente più gradevole… ma c’è da dire anche che quelle in campagna avevano il sole addosso per quasi tutto il giorno ed a proteggerle c’era un singolo telo di tnt bianco, praticamente inutile…

lithopsLa cosa che mi ha reso più felice è stata la fioritura e più che altro la sopravvivenza dei Lithops, a Roma mi vivono poco, e abbastanza male, non capivo dove sbagliavo… gli mancava giusto il sole!!!
I Lithops portati in campagna nella serretta sono rimasti ben aderenti al terreno e di consistenza molto compatta.

Per chi volesse utilizzare una cosa del genere consiglio di non chiuderla mai completamente, nei mesi con temperatura mite e possibilità di giornate con sole pieno, oltre a lasciare la porta aperta, rigiravo su se stessa una banda di circa 15 cm alla base del telo di protezione. La serra è rimasta completamente chiusa solo nei due mesi più freddi. Mentre da fine aprile a fine settembre l’ho lasciata senza la copertura in pvc.

Ne ho una molto più piccola in balcone comprata contemporaneamente, potendola controllare più spesso, aprivo la “porta” nelle giornate soleggiate anche in inverno, e la chiudevo quando minacciava di piovere e la notte. Tutte le piante al momento di essere portate nella serra avevano il terreno secco, ed era passato circa un mese dall’ultima innaffiatura.

Talee piante grasse in sabbia - Moltiplicazione

Qualche mese fa, in estate, ho avuto la necessità di fare alcune talee di foglia e di fusto di alcune succulente, di cui non mi interessava molto il successo, ma che mi dispiaceva buttare. Lì per li non sapevo però dove metterle, per mancanza di vasi, spazio e composta… capita… sempre più spesso… :).

Mi sono ricordato di un manuale sul fai da te che sfogliavo di continuo nel periodo delle elementari (e che purtroppo non so dove sia finito), nel capitolo riguardante la botanica tra le varie cose che già mi affascinavano molto (come il giardino nella bottiglia.. non so se hai presente…) parlava di come moltiplicare le violette africane inserendo una foglia in un contenitore pieno di sabbia (cosa che non ho mai provato) insomma ho fatto due più due, ho preso una vaschetta delle mozzarelle e della sabbia asciutta ed ho inserito le foglie per 1-2 mm sottosabbia e le altre talee poco più profonde e mi sono dimenticato il contenitore per una decina di giorni in un angolo della mia stanza dove ricevevano appena la luce dei neon delle semine (poi spostato per ricevere buona luce dopo aver visto che funzionava).

Talee in sabbia Sono sempre ottimista e speravo che qualcosa sarebbe uscito fuori; infatti quando sono andato a spostare una foglia per vedere che succedeva sotto sabbia ho trovato una miriade di minuscole radici bianche pulite e con tanta voglia di crescere!

E’ vero che come ho scritto nel post sulla Moltiplicazione da foglia, questa è particolarmente facile e non ha bisogno di particolari accorgimenti, ma vista l’abbondanza di radici prodotte e la velocità ho voluto riprovare con qualche pianta a cui tenevo di più ottenendo buoni risultati ed attualmente sto continuando l’esperimento con alcune cactacee ed anche qui i risultati sembrano buoni.

cactacee talea in sabba

Nella foto sopra, la pianta a destra è un pollone laterale che non ha avuto problemi ad emettere numerose radici in vari punti; la pianta in alto a sinistra l’ho salvata da un marciume del colletto, dopo aver rimosso accuratamente il tessuto molle e lasciato asciugare (senza fungicidi ne ormoni radicanti) l’ho appoggiata sulla sabbia, dandola ormai per spacciata, ma in circa 1 mese ha emesso una prima radice dal centro e poi altre.

recupero cactus marcito

Lo stesso è successo a questa Copiapoa hypogaea, che però era completamente marcita e ho potuto recuperare solo un piccolo pezzo che con molte difficoltà e tempo ha radicato.

Copiapoa hypogaea marciume talea Ho sentito parlare di radicazione di talee in pomice fine inumidita, ma non ho mai provato, principalmente perchè ho problemi a procurarmi la pomice fine, e poi perchè, se non ricordo male, bisogna tenere la pomice sempre vagamente umida, mentre con la sabbia, non ho mai bagnato. Le talee che sono rimaste più tempo hanno un aspetto raggrinzito, proverò a inserire il contenitore in un sacchetto in modo da mantenere un minimo di umidità all’interno, cmq non è stato un problema, dato che una volta emesse le radici ho spostato le talee in contenitori con composta tradizionale, bagnando come al solito quando il terreno è secco da qualche giorno ed in base alle necessità dei singoli generi.

Qui sotto le non cactacee dell’esperimento:

non cactacee moltiplicazione talee

Queste foglie di Lenophyllum guttatum le ho recuperate da una pianta che è marcita quest’estate, e ancora mi chiedo perchè non sia riuscita a radicare nella composta tradizionale, alla fine ho staccato le foglie e nella sabbia hanno emesso radici in poco tempo. Un pò più di tempo ha impiegato la talea di Orbea, che come si vede ha diversi abbozzi di radici.

Lenophyllum guttatum e Orbea talee Invece questo è un germoglio laterale di Echeveria gibbiflora metallica che dopo essere stato tagliato e lasciato asciugare ha emesso radici in sabbia in meno di 10 giorni.

Echeveria gibbiflora metallica talea Queste sono foglie di una pianta che non ho ancora identificato, si sono staccate durante il rinvaso e le buttate nella vaschetta con la sabbia, anche queste in poche settimane hanno emesso radici ed una addirittura una nuova piantina. Anche la talea di un sedum non identificato ha radicato molto velocemente.

sedum più sconosiuta radicamento talea di foglia

Queste foglie sotto che mi sono state regalate così quest’estate, non hanno dato nessun abbozzo di radici (solo una) per i primi tre mesi, ma mi consola che anche quelle tenute nei contenitori con tradizionale composta non abbiano emesso radici per ancora più tempo.

succulente talea di foglia

Oltre ai successi, qualche insuccesso, come la Ceropegia woodi, sembra non aver gradito la sabbia, le talee di fusto si sono seccate direttamente.

Il risultato finale delle osservazioni è che la sabbia è un ottimo substrato pulito per produrre talee, che però si disidratano molto, quelle che non hanno problemi di radicazione sono le cactacee e le succulente con grande accumulo di acqua nelle foglie, mentre si possono avere problemi con talee o piante con minima riserva idrica in quanto la sabbia le disidrata velocemente prima che riescano ad emettere radici.

Una volta spuntate le radici è bene spostare la talea in un contenitore con composta abituale ed iniziare le innaffiature per evitare un eccessiva disidratazione.

Ragnetto rosso - Tetranychus urticae

red spider mite
Il ragnetto rosso (Tetranychus) è un acaro e quindi il trattamento efficace si fa con un acaricida o con insetticida che abbia effetto diretto o collaterale anche su acari. Può attaccare tantissimi tipi diversi di piante, sia alimentari che ornamentali.
Ordine: Acari
Famiglia: Tetranychidae
Genere: Tetranychus
Specie: urticae

Tetranychus urticae - ragnetto rosso Tetranychus-urticae-ragnetto-rosso
In inglese potrete trovare informazioni, foto e video cercando spider mite, red spider mite, two spotted spider mite, quest'ultimo nome mi ha fatto pensare che quello osservato sulle mie piante fosse di un'altra specie, perchè non presentava le due macchie simmetriche ai lati, ma alla fine credo che si tratti della stessa bestiolina perchè le altre caratteristiche sono identiche. Qui c’è una descrizione dettagliata in italiano.
Attenzione a non confondere il ragnetto rosso (Tetranychus), con il minuscolo ragno rosso che si può facilmente vedere su muri, ringhiere e parapetti chiari esposti al sole, e che tipicamente lascia chiazze rosso/arancio quando inavvertitamente lo si schiaccia appoggiandosi a queste superfici, quest’ultimo non è dannoso per le piante.
Il ragnetto rosso è minuscolo, misura meno di mezzo millimetro, difficilissimo da vedere ad occhio nudo se non lo si cerca, ed una volta individuato ci vuole un pò per metterlo a fuoco, personalmente il massimo che riesco a vedere è un puntino rossiccio, l’occhio umano si accorge che si muove solo dopo qualche secondo di osservazione, anche se in realtà è molto veloce come vedrete nel video che ho fatto.
spider mite ragnetto rosso Si dice che il ragnetto rosso, Tetranychus urticae, non ami gli ambienti umidi, ma in realtà ha attaccato anche alcune piante carnivore in terrario, quindi in un ambiente molto umido, più che altro non ama l'acqua e dovrebbe morire non appena bagnato, o per lo meno cadere dalla pianta, ma il vero ostacolo all'eliminazione del ragnetto rosso dalle piante sono le sue uova, ogni esemplare ne produce centinaia l'anno, e può produrne giornalmente dal 3 a 10 se le condizioni climatiche sono favorevoli, le uova hanno un tempo di schiusa che non sono riuscito a trovare, cmq di pochi giorni, e in circa due settimane dalla schiusa i nati sono in grado di riprodursi; al contrario degli esemplari adulti le uova non sono sensibili all'acqua.

Le lesioni sulle piante grasse cactacee si localizzano spesso a partire dalla parte centrale superiore, ossia quella più giovane. Fino ora non ho mai visto formare delle ragnatele, cosa che dovrebbe fare quando crea colonie molto estese. Sulle piante con foglie predilige la pagina inferiore, che può risultare l’unica zona colpita per molti mesi, infatti la mia Nepenthes apparentemente stava bene, mi sono accorto del ragnetto solo spostandola.
Negli anni non ho mai avuto bisogno di combatterlo in modo massivo, perchè le poche volte che attaccava le piante utilizzavo il rimedio di base ossia nebulizzate frequenti e quando possibile immersione totale di vaso e pianta, e questo era bastato sino ad oggi sia per le piante all'esterno che per i semenzali in casa.
Un rimedio della nonna naturale per l’eliminazione, forse non per la composizione, ma per la presenza di acqua, l’avevo descritto alla fine di questo post.
All'esterno, negli anni, avevo riscontrato attacchi con conseguenti macchie arancioni unicamente su esemplari di Gymnocalycium, e solo sulla zona in crescita attiva a partire dalla primavera.
In casa avevo notato passeggiare il ragnetto rosso sui semenzali già da diversi anni, anche se un pò preoccupato, non avevo mai fatto niente di particolare per eliminarlo perchè non aveva mai danneggiato in modo visibile le piante, sino all'inverno scorso (‘08-‘09) quando nonostante presente su molte piante, aveva danneggiato causando una crosta sull’epidermide poche piccole piante, ecco un esempio:
attacco-ragnetto rosso-0 attacco-ragnetto rosso-1 dopo ripresa vegetativa
Prima

Durante l’attacco del ragnetto rosso

Dopo la ripresa
Allora mi limitai come facevo per le piante all'esterno, a bagnare per immersione e nebulizzare nei giorni seguenti, notando presto una produzione di tessuto sano libero da cicatrici o croste, che non veniva più colonizzato. A fine giugno 2009 come ho scritto in un altro post ne fotografai alcuni esemplari su un pollone di Gymnocalycium, e non mi preoccupai più di tanto perchè gli acari erano già presenti sul pollone un anno prima quando lo posizionai sotto i neon...
Adesso però ha rotto l'equilibrio che aveva mantenuto sino ad oggi. Ricontrollate attentamente le piante sotto i neon dopo più di un mese dall’ultima volta (da metà novembre a fine dicembre) senza acqua, con poco movimento nella stanza... orrore!!! talee in radicazione presentano estese croste secche, che coprono interamente piccoli semenzali ripichettati, le croste quando estese si rompono se toccate e scoprono il tessuto sottostante, è bene non rimuoverle per evitare di esporre la pianta indifesa ad altri agenti esterni.
gimnocaligium con polloncino e ragnetto Questo sopra è il pollone di Gymnocalycium oggi, si è ridotto così dopo circa un mese e mezzo che non bagnavo ne toccavo le piante, l’aria in casa era secca e la temperatura tra i 20 e 25 °C per i termosifoni e neon. Questi due polloni di Gymnocalycium sono insieme a tutti i semenzali di Setiechinopsis mirabilis le piante più colpite. Lithops e Astrophytum, nonostante fosse presente il ragnetto rosso non sono danneggiate in nessun punto.
gymno con ragnetto rosso
Ad oggi sono circa due settimane che procedo con semplici nebulizzate quasi giornaliere, ed oggi pomeriggio, dopo la seconda immersione per diversi minuti fatta ieri, vedo ancora ste cacchette marroncine muoversi sulle piante. Non è possibile continuare così, l'invasione è troppo grande, passiamo alle armi chimiche! ora prendo il primo prodotto sottomano pronto all'uso, Vape Garden Insetticida (già provato contro afidi ha dimostrato di essere particolarmente efficace)…. Dopo qualche minuto dalla spruzzata guardando le piante, continuo a vedere i piccoli acari rossicci, sembrano particolarmente quieti, ne metto uno su un vetrino e con i potenti mezzi :) di cui mi sono dotato ultimamente noto che è stecchito, e non scorrazza come l'altro osservato prima del trattamento.
Adesso, non conosco il tempo di schiusa delle uova, ma ipotizzando che tra le uova presenti (generazione uno) ce ne siano di pronte a schiudersi già da domani, e sapendo che i nuovi nati non saranno pronti a deporne altre prima di due settimane, per essere sicuro di debellare o per lo meno abbassare notevolmente la quantità di acari devo effettuare un secondo trattamento tra circa 10-12 giorni, ed un terzo trattamento dopo che le ultime uova della generazione uno si siano sicuramente schiuse, ma prima che la generazione delle uova schiuse tra il 10°-12° e il 20° giorno sia matura per produrne altre, direi 23 giorni dopo il primo trattamento… speriamo bene!
[Aggiornamento]
Clicca per vedere una foto macro del Ragnetto rosso

Incrocio Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum

Il post precedente sulla semina di Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum era troppo lungo l’ho diviso portando in questo le foto sulle piante madri e sui risultati.

Il 10 luglio 2008 due fiori del Gymnocalycium damsii erano completamente aperti, di li a poco gli avrei impollinati con un fiore di Gymnocalycium stenopleurum che stava per aprirsi, dato che non avevo altri G. damsii in fioritura (generalmente sono contrario agli incroci…).

Il 21 agosto 2008 i frutti del Gymnocalycium damsii erano più che maturi e si staccavano dalla pianta, mentre il Gymnocalycium stenopleurum non aveva prodotto frutti.

Ecco la “strana coppia” di Gymnocalycium con fiori e semi di cui parlavo:

Gymnocalycium damsii Gymnocalycium stenopleurum
Gymnocalycium damsii con semi seminati
Gymnocalycium stenopleurum il padre

Procedo alla disinfezione dei semi lasciandoli a mollo per qualche minuto in acqua tiepida e qualche goccia di ipoclorito di sodio, in modo anche di disgregare la polpa.

disinfezione semi Gymnocalycium

il 2 Settembre 2008 semino come puoi vedere nel post sulla Semina gymnocalycium damsii x stenopleurum

Dopo un anno e 43 giorni i piccoli Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum sono cresciuti e presentano varie sfumature di colore.

seedling Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum seedling Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum 4

 seedling Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum 3

seedling Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum 5

seedling Gymnocalycium damsii x G. stenopleurum 2